2007
La Riscoperta dei Mulakia
La scoperta del sepolcreto ipogeo della gens Mulakia risale al 27 dicembre 1938, quando una squadra di operai intenti a cavare materiale da costruzione, aprendo un fronte di scavo sulla collina prossima al camposanto, individuò il vestibolo della tomba.
Alla scoperta fortuita fece seguito un saccheggio sistematico delle numerose sepolture a inumazione, che fino ad allora si erano conservate intatte.
Per fortuna il locale Ispettore Onorario della Soprintendenza Archeologica, dott. Vincenzo G. Cicconetti, riuscì qualche giorno dopo a recuperare una parte non indifferente dei corredi funerari. Del caso venne interessata subito l’archeologa Lucia Morpurgo, la quale nei primi giorni del 1939 si recò ad Anzio per verificare lo stato dell’ipogeo e redigere un elenco dei reperti. Allo stesso tempo, vennero realizzate la documentazione grafica e una battuta di riprese fotografiche.
Dopo di che, l’ipogeo cadde di fatto nel dimenticatoio, nonostante la sua ubicazione nelle immediate vicinanze del moderno cimitero e della strada statale c.d. Nettunense, dalla quale è possibile addirittura scorgere l’ingresso.
Finché, dopo essersi chiesti a lungo se nel 1938 fosse stato raggiunto realmente da quel frettoloso intervento di scavo il pavimento originario delle tre gallerie con loculi, gli archeologi afferenti alla Associazione Olim hanno dato vita al progetto di recupero e valorizzazione del sepolcreto romano, realizzato nel luglio del 2007, con il contributo della Regione Lazio, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e in collaborazione con il Museo Civico locale e l’Istituto di Topografia Antica dell’Università “La Sapienza” di Roma.
Nel corso dei lavori di pulizia dei tre ambienti costituenti il sepolcro, colmatisi nel tempo di terreno di riporto fino a risultare quasi inaccessibili, oltre a riportare alla luce i pavimenti originari e a consentire un’aggiornata documentazione grafica e fotografica, è stato possibile individuare due sepolture ancora intatte, una delle quali pertinente ad una donna dotata di un ricco corredo,
comprendente uno specchio di bronzo inciso (metà del IV sec. a.C. circa) e una pelìke (anforetta) con figure sovradipinte su vernice nera.
Il 17 agosto, quindi poche settimane dopo l’importante rinvenimento, si è tenuta un’affollatissima conferenza di fine lavori, durante la quale sono intervenuti, tra gli altri, l’Assessore per il Turismo della Regione Lazio Claudio Mancini e il Sindaco di Anzio Candido de Angelis. Dopo la conferenza, al tramonto, il folto pubblico ha
inoltre potuto visitare la tomba ipogea, così come non si vedeva da quasi settanta anni, suggestivamente illuminata.
Nel 2009, grazie al contributo dell’Amministrazione del Comune di Anzio e all’interessamento della coop. Matrix 96, il corredo è stato
sottoposto a un attento restauro, che ha consentito di rivelare il disegno inciso sullo specchio di bronzo, raffigurante i volti affrontati dei Dioscuri, Castore e Polluce. Allo stesso tempo, ha beneficiato di un supplemento d’indagine antropologica la sepoltura della ricca signora Mulacia, probabilmente morta durante il parto.
Sempre nel 2009, la ricerca è stata presentata alla comunità scientifica in occasione dell’annuale convegno “Lazio e Sabina”.
L’Associazione Olim è ora impegnata nell’organizzazione della presentazione al pubblico dei nuovi dati e dei materiali finalmente restaurati e conservati nel Museo Civico Archeologico di Anzio.
2009
In vetta alla Tuscia, prima degli Etruschi: progetto di ricerche archeologiche e valorizzazione del Monte Cimino (Soriano nel Cimino, VT)
Il progetto si prefigge l’obiettivo di valorizzare una delle testimonianze archeologiche più importanti e al contempo meno note della preistoria della Tuscia: le evidenze monumentali esistenti sulla sommità del Monte Cimino, che si datano probabilmente attorno al 1000 a.C. Un momento cruciale, durante il quale in Etruria Meridionale si andavano costituendo quei presupposti che portarono poi alla formazione delle prime città etrusche.
Negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, sul Monte Cimino furono effettuate ricerche di superficie che consentirono di raccogliere materiali archeologici della fine dell’età del bronzo e di confermare che era occupata anche la zona pianeggiante verso Est, per un’estensione complessiva del sito di almeno 5 ettari.
Il progetto “In vetta alla Tuscia, prima degli Etruschi” è un’iniziativa del Dipartimento di Scienze Storiche Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità della Sapienza, Università di Roma (Cattedra di Protostoria Europea) e della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale. Hanno contribuito alla campagna di ricerche 2009: la Provincia di Viterbo, la Fondazione Carivit per il tramite dell’Associazione Culturale Olim. Inoltre hanno contribuito il Comune di Soriano nel Cimino e la Società Pianeta Sicurezza. Le ricerche si sono avvalse della partecipazione degli specialisti di Matrix 96 (soc. coop.).
I lavori nell’area prevedono un dettagliato rilievo dell’altura sommitale e l’indagine stratigrafica di almeno due diversi settori dell’acropoli naturale: nel punto più alto, ove sorge la torre, e lungo la cinta muraria individuata alla fine dell’Ottocento.
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