La Valorizzazione

Quarta campagna archeologica italiana a Tell al-Mashhad

Rapporto preliminare di scavo

Tra i mesi di luglio e agosto del 2010, si è svolta a Tell al-Mashhad, nel Regno Hascemita di Giordania, la quarta campagna di indagini e prospezioni archeologiche organizzata dall’Associazione OLIM di Roma e diretta dal suo presidente, Francesco M. Benedettucci, grazie ad un generoso finanziamento privato. La missione h a goduto inoltre del fattivo supporto del locale Dipartimento delle Antichità. Tell al-Mashhad, noto anche come Khirbet ‘Ayun Musa, è un importante sito dell’epoca del Ferro, collocato in una posizione strategica, a guardia di una sorgente perenne, che la tradizione locale identifica con quella fatta sgorgare da Mosè durante le quarantennali peregrinazioni che portarono il popolo ebraico verso la Terra Promessa. Il legame della regione con le tradizioni bibliche, in particolare con la figura di Mosè, è ulteriormente sottolineato dal fatto che il sito oggetto dello scavo si trova proprio nella valle sottostante il monte Nebo, dove il profeta morì dopo aver potuto finalmente vedere da lontano la Palestina.I l sito di Tell al-Mashhad è caratterizzato soprattutto dalla presenza di un grande edificio quadrangolare che domina il villaggio, disposto lungo il pendio di una ripida collina; esso è stato individuato nel 1932 da N. Glueck, padre dell’archeologia della Transgiordania, che ne aveva fornito una descrizione abbastanza dettagliata, unitamente ad una prima, sommaria pianta, nei resoconti dei suoi viaggi a cavallo nella terra a est del Giordano.Le attività di scavo vero e proprio furono avviate nel 1999, grazie anche a finanziamenti del Ministero per gli Affari Esteri, da un team della Fondazione “Ing. C.M. Lerici” (Politecnico di Milano) di Roma, con il supporto logistico del Franciscan Archaeological Institute, allora guidato dal compianto p. Michele Piccirillo: esse si concentrarono soprattutto nel settore meridionale del tell (che aveva da poco subito dei gravi danni a causa dell’ampliamento e dell’asfaltatura di una stradina che già all’epoca di Glueck divideva il sito archeologico in due parti), con l’individuazione di alcuni ambienti domestici, ed il rinvenimento di preziose testimonianze sulla vita quotidiana dell’epoca del Ferro, tra cui una gran quantità di cereali e legumi carbonizzati. Nel corso della seconda campagna, svoltasi nel 2000, l’area di scavo fu ampliata e vennero realizzate delle indagini geofisiche che portarono alla possibile individuazione di strutture sepolte in diversi punti del tell.

La campagna del 2002-2003 fu invece principalmente dedicata alla realizzazione di una prima, dettagliata pianta delle pietre affioranti relative al grande edificio che domina l’insediamento, edificio che è stato proprio l’oggetto della campagna 2010 che ha messo fine a un lungo periodo di inattività della missione a causa della scarsità di finanziamenti. Purtroppo, proprio nei giorni precedenti l’inizio delle attività di scavo, si è verificata un’intensa attività da parte di scavatori clandestini che hanno realizzato una grande e pericolosa fossa, profonda fino a 6 metri, proprio nel centro dell’edificio. Lo scavo italiano si è allora concentrato proprio sulla messa in sicurezza del settore interessato dall’attività clandestina, ma, soprattutto, si è spostata sulle mura perimetrali della struttura, che sono state portate alla luce nella quasi totale interezza in tre lati su quattro della grande costruzione, a pianta quadrata, di circa 22 metri di lato. Si è quindi potuto osservare, non senza sorpresa, che le mura, realizzate con grandi pietre rozzamente squadrate, erano molto ben conservate raggiungendo, in alcuni punti del lato settentrionale, quasi i tre metri di altezza. I prioritari lavori di messa in sicurezza della parte interna dell’edificio non hanno consentito di accertare l’effettivo spessore delle mura stesse, che, tuttavia, non sembra essere inferiore al metro e mezzo.

La tipologia architettonica cui può essere ricondotta la struttura è quella dei cosiddetti Quadratbau, molto utilizzata in Palestina sin dall’epoca del Bronzo Tardo, per i più diversi scopi, dai templi (come nel caso dell’edificio sacro individuato alla fine degli anni ’50 nell’area del vecchio aeroporto di Amman), agli usi agricoli (come nel caso della struttura individuata a Mabrak) fino a quelli militari (come a Rujm al-Mukhayyat, molto vicina a Tell al-Mashhad).

Il materiale rinvenuto è essenzialmente ceramico; tra le tipologie identificate, si riconoscono diversi tipi di coppe, tra cui alcune carenate, ma anche forme chiuse, come pentole, crateri e giare, in particolare le cosiddette “Ridged Neck Jars” (giare dal collo crestato), tipiche dell’epoca del Ferro.

Allo stato attuale delle nostre conoscenze, non appare possibile indicare con certezza il nome antico del sito, per il quale è stato in più occasioni proposto quello di Bet-Peor, che ricorre (talvolta con la variante Baal-Peor) in diversi passi dell’Antico Testamento.

La prossima campagna, prevista per l’estate 2011, avrà tra i principali obiettivi la completa liberazione del perimetro dell’edificio, per poterne identificare la porta di accesso, la realizzazione di alcuni sondaggi in profondità all’interno dello stesso per poterne verificare la storia occupazionale e la ricerca di elementi che portino all’identificazione del nome antico dell’insediamento.

(Autore:  Francesco M. Benedettucci)

Ulteriori approfondimenti:

Tell al-Mashhad Homepage

Rassegna stampa:

Archeologia.it

CulturalNews.it

Archeorivista.it



In vetta alla Tuscia, prima degli Etruschi

progetto di ricerche archeologiche e valorizzazione del Monte Cimino (Soriano nel Cimino, VT) , -Campagna luglio 2010-

Il progetto di ricerca, denominato “In vetta alla Tuscia, prima degli Etruschi”, è stato avviato dopo le rilevazioni già effettuate negli anni settanta, prendendo spunto da studi degli archeologi Cozza e Pasqui del 1894. Da allora, questo è il primo scavo sistematico e scientificamente rilevante. Nell’estate 2009 è stato portato alla luce un tratto della cinta muraria che racchiudeva la sommità del monte. Si tratta di una possente e monumentale cinta in pietrame a secco di circa 6 metri di altezza e 18 metri di ampiezza, costruita già attorno al 1000 a.C. e poi riattivata tra il  IV e il III secolo a.C. Un secondo settore di scavo nel 2010, è stato aperto in uno spazio di poche decine di mq., proprio sulla vetta del Cimino, vicino alla torre, che ne indica la quota di 1053 m. Al di sotto di muri attribuibili al X secolo a.C., indagati per ora solo in minima parte, sono però comparse stratificazioni che contengono materiali archeologici più antichi, databili al più tardi all’inizio della media età del bronzo, ovvero fra il 1700 e il 1600 a.C.  L’area occupata dall’insediamento è di  circa 6 ettari.  Le evidenze archeologiche fin ora rinvenute sembrano indicare che l’insediamento sul Monte Cimino abbia un’estensione cronologica piuttosto ampia e plurisecolare, abbracciando gran parte dell’età del bronzo, almeno a partire dal XVII  fino al X secolo a.C. L’importanza dei rinvenimenti archeologici effettuati è data, oltre che dalle monumentali evidenze archeologiche, anche dal significato storico eccezionale del Monte Cimino. Fu abbandonato però intorno al 950 a.C., forse in relazione alla formazione dei grandi centri protourbani che un paio di secoli più tardi diverranno le città etrusche di Vulci, Tarquinia, Cerveteri,Veio e Volsinii. I due fenomeni appaiono perciò direttamente correlati e dunque possiamo ritenere che le indagini archeologiche sul Monte Cimino potranno aiutarci anche a capire il processo di formazione delle grandi città-stato etrusche.

Gli importanti risultati raggiunti sono stati possibili grazie alla preziosa collaborazione degli archeologi professionisti della cooperativa Matrix 96 e dei numerosi studenti dell’ Università della Sapienza di Roma che hanno partecipato agli scavi, nonché grazie al concorso della Amministrazione Provinciale di Viterbo, del Comune di Soriano nel Cimino, della Fondazione Carivit e dell’Associazione Culturale Olim.

Per informazioni sulle attività di scavo, sacrica il seguente pdf: Monte Cimino, campagna di scavo luglio 2010