Gli scavi

Tell al-Mashhad  -  Quinta campagna di scavo

La quinta campagna di scavi e ricerche archeologiche nel sito di Tell al-Mashhad, in Giordania, si è tenuta tra il luglio e l’agosto 2011.

Le attività si sono svolte grazie ad un generoso contributo di origine privata e al supporto tecnico e scientifico dell’Associazione OLIM, nonché con l’assistenza del Dipartimento delle Antichità del Regno Hascemita di Giordania. La Missione, diretta da Francesco M. Benedettucci, era composta da uno staff di sei persone: oltre al responsabile, erano presenti il Dr. Luca Aprile, il Dr. Angelo Ghiroldi, il Dr. Dario Scarpati, la Dr. ssa Giulia Marciani e il Dr. Nicolò Pini.
Nell’ambito della campagna 2011, le attività di ricerca si sono concentrate sui seguenti aspetti:


1. Osservazioni di tipo naturalistico legate alla realizzazione di un nuovo rilievo topografico della regione di Tell al- Mashhad e del tratto iniziale della valle di ‘Ayun Musa, effettuate dal Dr. Luca Aprile, che hanno portato all’individuazione della presenza, nell’area di Tell al-Mashhad e della sorgente perenne di ‘Ayun Musa, di alcune rare specie animali e vegetali.
2. Lo scavo dell’Area A, all’interno dell’edificio sulla sommità del Tell
Qui erano affioranti alcune pietre lavorate, che si sono rivelate parte di un’ulteriore struttura muraria rivolt a a Ovest, con un andamento Nord-Sud; tale muro è stato denominato W1, per distinguerlo dall’antistante muro W.
Si tratta di un muro, la cui altezza media si aggira attorno a m. 1.70, che doveva costituire il limite di un terrazzamento; lo scavo ha rivelato che esso era stato edificato utilizzando pietre di diverso taglio direttamente al di sopra del letto di roccia. Questo, composto da calcare nodulare, affiorava poco a Ovest dello stesso muro W1; esso era stato tagliato e modificato per consentire alle grandi pietre del muro W di essere inserite ed adattate per creare il terrazzamento destinato ad ospitare l’intero edificio. Le stesse pietre del muro W costituivano il piano pavimentale dell’Area A.
Il muro W1 appariva essere sostenuto da altre tre strutture murarie minori, denominate W1a, W1b e W1c, tutte erette con pietre di medio e grande taglio e tutte con andamento Ovest-Est; tra queste, di particolare importanza e monumentalità appariva il muro W1a, costituito da una doppia gradinatura verso il muro W1. La larghezza delle pietre del muro W1a è di m. 1.20 circa; si tratta di una notazione di particolare rilevanza, dal momento che, proprio in corrispondenza del muro W1, quest’ultimo presentava un intervallo tra le pietre, che potrebbe essere facilmente interpretato come un passaggio verso il terrazzamento superiore; tale intervallo era ampio circa m. 1.00, quindi minore rispetto alla sopra nominata ampiezza delle pietre del muro W1a; la conseguenza è che quest’ultimo potrebbe essere interpretato come una rampa a doppio gradone connessa con l’apertura in W1.
Tra i materiali rinvenuti, vanno segnalati soprattutto alcuni frammenti ceramici, tutti databili al periodo del Ferro IIC (fine VIII-VII secolo a. C.),
e una piccola testa di cavallo in argilla, caratterizzata dalla presenza di un canale interno per il passaggio di liquido, che ne rende plausibile l’interpretazione come frammento di un oggetto rituale.
Il secondo settore di scavo ha riguardato il muro N1, parallelo al grande muro Nord (o N) dell’edificio quadrangolare, e dall’altezza media di circa un metro. Il poco materiale ceramico raccolto, consente anche in questo caso una datazione alla fase finale dell’età del Ferro.

3. L’avvio di un progetto sperimentale di collaborazione con il SermigArsenale dell’Incontro di Madaba, curato, per la parte archeologica, dal Dr. Dario Scarpati, che ha visto lo svolgimento di una serie di incontri con ragazzi affetti da disabilità, i quali sono stati coinvolti in alcune attività collegate allo scavo archeologico. Inoltre, nuovi incontri sono stati realizzati con ragazzi cristiani e musulmani di Madaba che frequentano le attività del Sermig: anche con loro è stato possibile avviare alcune iniziative di coinvolgimento in attività legate allo scavo di Tell al-Mashhad, che permettano loro di comprendere il valore di un ricco patrimonio storico, artistico e culturale comune.
Le esperienze portate avanti congiuntamente dagli archeologi della Missione a Tell al-Mashhad e dagli operatori del Sermig – Arsenale dell’Incontro sono state quindi assai significative ed incoraggianti: soprattutto, appare di grande importanza la capacità che l’archeologia, nei suoi molteplici aspetti, può avere per il superamento di ogni tipo di barriera, sia essa di tipo fisico, psicologico, ideologico e religioso.
L’auspicabile proseguimento, consolidamento e potenziamento di una simile attività non può che portare a risultati ulteriormente positivi.



Francesco M. Benedettucci
Associazione Culturale OLIM  –  Tell al Mashhad

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